03.05.2007
L’arte di raccontare la vita
IL Sole-24 Ore, domenica 23 dicembre 2001, scienza e filosofia, pag. IX
di Gianfranco Dioguardi
Fisico e biologo, membro dell’Accademia europea per la biologia molecolare,
direttore della Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste
(Sissa), Edoardo Boncinelli è uno scienziato A caccia di geni.
E dunque la sua straordinaria personalità, dopo avere ricercato una
propria specifica identità, si è orientata verso la genetica
molecolare compiendo un lungo viaggio che inizia dagli studi sulle mosche per
pervenire all’indagine sui geni relativi all’uomo e al suo cervello,
sviluppando così ricerche sulla corteccia cerebrale e sui misteri della
mente.
È un viaggio che parte da lontano. Inizialmente Boncinelli racconta
di essere stato «un ragazzo molto precoce e più maturo» della
sua età, dotato sempre di grande curiosità e ansia di apprendere.
La curiosità lo spinse prima verso la filosofia e, quindi, verso la
scienza. Dopo il liceo si iscrisse alla facoltà di fisica e furono anni
in cui ebbe modo di frequentare Giuliano Toraldo di Francia, «illustre
fisico fiorentino e persona eccezionale sotto tutti i punti di vista».
Un incontro che certamente lasciò tracce indelebili sul carattere
e sulla formazione di Boncinelli.
Alla biologia approdò tardi, ed è significativo scoprire la scintilla
che provocò l’amore per quella scienza: scaturì dalla
letteratura di un libro, anzi un «libretto usato trovato su una bancarella».
Si trattava di The Genetic Code di Isaac Asimov, che Boncinelli lesse
in una sola serata e che gli suscitò un vivo interesse per le scienze
biologiche, che si consolidò poi grazie alle riflessioni intorno a un
altro importante saggio, Biologia molecolare del gene di James D.
Watson. Boncinelli ne scrisse poi una recensione scoprendo così anche
la sua propensione per la divulgazione scientifica.
A caccia di geni è nello stesso tempo divulgativo e autobiografico.
Racconta come Boncinelli si sia orientato verso gli studi scientifici, descritti
nel loro sviluppo avviato spesso sotto l’egida del caso. Per esempio, è curioso
e interessante sapere che la ricerca sugli omeodomini, insiemi di proteine
capaci di riconoscere le sequenze di Dna e di legarsi ad esse, fu sollecitata
a Boncinelli da un incontro casuale avvenuto nella primavera del 1984 all’aereoporto
di New York, in un terminal di una compagnia aerea americana, mentre era in
attesa che un uragano si esaurisse così da poter partire per il Colorado
dove lo attendeva un congresso scientifico. In quello stesso terminal era capitato
lo scienziato svizzero Walter Gehring, anche lui in partenza per quel congresso.
Gehring aveva appena scoperto l’omeobox, uno specifico, uno specifico
gene sul quale, nelle sette ore di quell’attesa, intrattenne Boncinelli
appassionandolo al punto da fargli venire «la pelle d’oca».
Leggendo il libro sembra di partecipare in presa diretta alla vita dell’autore,
scoprendone le connotazioni più tipiche e imparando così anche
tutto ciò che una vita ricca di esperienze molto significative può insegnare.
Un discorso, questo, che l’editore Sante Di Renzo persegue con intelligenza
nelle sue straordinarie collane intitolate «Dialoghi-Scienza» e «Dialoghi-Uomo
e Società». Sono costituite da libri nati da incontri con autori
importanti, stimolati da domande non molto diverse da quelle che ciascun lettore
vorrebbe porre per approfondire le proprie conoscenze della disciplina oggetto
delle ricerche del protagonista. Le domande scompaiono poi nella trascrizione
del testo registrato che diventa così narrazione pura.
Leggendo i libri della Di Renzo Editore possiamo quindi immaginare di instaurare
un dialogo diretto con grandi scienziati. per esempio con Paul Davies, il quale
ci parla di Un solo universo o infiniti universi? Oppure con Freeman
Dyson che spiega L’importanza di essere imprevedibile. E poi,
ancora, Mirko Drazen Grmek, scomparso l’anno scorso, esperto di Claude
Bernard, racconta delle ultime frontiere della medicina, mentre Noam Chomsky
discute sull’utilizzo del linguaggio nella politica. Ervin Laszlo ripropone L’uomo
e l’universo, e Sergio Ricossa si interroga intorno al quesito Dov’è la
scienza nell’economia. Sui problemi della scienza interviene ancora
Giuliano Toraldo di Francia, mentre Umberto Guidoni, primo astronauta italiano,
descrive la sua meravigliosa avventura nello spazio. Ultimo arrivato è il
racconto della vita di Benoit B. Mandelbrot e delle sue avventure con i frattali. È presente
anche Federico Zeri, con le sue considerazioni sull’arte, ed ecco che
così queste collane divengono espressione vera di una interdisciplinarietà culturale
vasta e variegata.
Sono collane destinate soprattutto ai giovani affinché possano trarre
ispirazione per il loro futuro rendendo concreta l’aspettativa di Edoardo
Boncinelli quando constata: «Per la nostra biologia occorrono persone
nuove e idee nuove. E un grande amore per la Scienza». Amore che certamente
le autobiografie proposte dai libri editi da Di Renzo Editore sanno suscitare,
in maniera stimolante e originale.